Caterpillar a Napoli

16 Maggio, 2008 · No Comments

Mentre viaggiamo velocemente verso il primo Consiglio dei Ministri che mercoledì 21 prossimo, a Napoli, cercherà di varare il tanto agognato pacchetto sicurezza, la redazione di Caterpillar ha anticipato tutti presentandosi proprio a Napoli ieri pomeriggio, con una trasmissione dedicata all’iniziativa del Comune, denominata “Bottega dei sapori e dei saperi”. Potete ascoltare la puntata cliccando qui. Buon ascolto

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Caterpillar a Bolzano

13 Maggio, 2008 · No Comments

E’ disponibile per il download la nuova puntata di Caterpillar dedicata alle iniziative del Forum Italiano per la Sicurezza Urbana. Questa volta l’inviata della trasmissione, Laura Troja, è salita su fino a Bolzano. Potete ascoltare la puntata qui e come al solito, sulla sezione I Podcast di Caterpillar in cima al blog. Prossimo appuntamento su Radio 2, giovedì 15 maggio dalle 18 alle 19:30, da Napoli. Buon ascolto.

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- delitti = + paura /// perché?

8 Maggio, 2008 · 1 Comment

E’ disponibile da ieri sul sito dell’Istat la prima edizione di “100 statistiche per il Paese. Indicatori per conoscere e valutare”. La pubblicazione offre dati statistici su 17 diversi aspetti della realtà italiana: culturali, economici, demografici, sociali, ambientali. In questo blog ci interessa in particolare perché una delle sezioni è dedicata anche alla sicurezza e alla sua percezione.
Ieri pomeriggio le edizioni on-line di tre dei più importanti giornali nazionali hanno dedicato alla pubblicazione un articolo nella pagina principale, chi aprendo sulla sezione Istruzione, come il Corriere della Sera, chi sulla questione Sicurezza:
(Repubblica “Meno omicidi, Italia più sicura ma cresce la paura”)
(Stampa “Calano gli omicidi ma la paura cresce”).

Riporto solo alcuni dati:
Dal documento risulta che in Europa (dati del 2005) la media di omicidi è di 14 ogni milione di abitanti, mentre l’Italia è ferma a 10. Almeno da questo punto di vista possiamo dirci come uno dei paesi più sicuri. Il fenomeno è inoltre sensibilmente diminuito dal 2000, quando gli omicidi per milione di abitanti erano 13. Allo stesso modo sono in calo scippi, furti di veicoli e furti nelle abitazioni.

A fronte di questa diminuzione la criminalità è comunque fonte di preoccupazione per più della metà degli italiani (58,7%). Il dato è superato solo da quello sulla disoccupazione (70,1%). La criminalità preoccupa soprattutto in Piemonte e Liguria al nord e in Puglia, Campania e Sicilia al sud. In maniera uniforme in tutta Italia, invece, la preoccupazione per l’immigrazione extracomunitaria sale con un incremento maggiore rispetto a tutti gli altri dati.

Così come viene spiegato dagli autori del documento:

La sicurezza dei cittadini, tanto nella sua componente oggettiva (comportamenti antisociali o delittuosi) quanto in quella soggettiva (percezione dell’allarme sociale da parte degli individui), è una dimensione essenziale della convivenza civile. In questo ambito, l’informazione statistica è necessaria per orientare e valutare le politiche di governo della sicurezza, con particolare riferimento alla coesione sociale, alla diffusione della legalità e al miglioramento permanente delle condizioni di convivenza civile

Per quanto mi riguarda non può che aumentare un senso di dissonanza (- crimini + paura) che riesco a risolvere solo guardando, ancora una volta, al ruolo dei media. Se siete curiosi, questa mattina anche Radio 24 ha dedicato uno spazio alla ricerca.

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Livorno - Non solo nonno

2 Maggio, 2008 · 3 Comments

Il Comune di Livorno, già passato tra i post di questo blog per il progetto “No ai bulli!”, ci presenta oggi un’ulteriore iniziativa denominata “Non solo Nonno”. I protagonisti di questo progetto sono stati 30 anziani volontari che operano sul territorio in attività di vigilanza davanti alle scuole e nei giardini pubblici.
L’idea alla base di questa iniziativa mi è sembrata quella di cercare di diminuire la generale percezione di insicurezza, garantendo nel contempo una maggiore partecipazione di una parte di cittadinanza che di solito viene sostanzialmente dimenticata e messa da parte.
Se è vero infatti che la città rappresenta un processo di continua costruzione della vita in comune, i cittadini più anziani hanno letteralmente tutta la loro esperienza di vita da mettere in gioco, ciononostante questa esperienza viene facilmente ignorata dalla comunità stessa. A Livorno hanno piuttosto pensato di valorizzarla.
Come spiega bene Fabio Ferroni, responsabile del progetto “Città Sicura”:

L’aspetto importante è che questi anziani volontari conoscono a fondo il territorio ed il suo tessuto sociale, e quindi possono essere davvero una risorsa, un trait d’union tra varie generazioni: la trasmissione della loro saggezza di nonni e dei loro “vissuti” contribuisce a rafforzare il senso di appartenenza e di rispetto verso la città

Una parte delle attività presso le quali sono impiegati gli anziani hanno a che fare con i parchi, con questi luoghi aperti e di ritrovo che spesso finiscono nelle pagine della cronaca per questioni legate all’insicurezza urbana. Qui si dedicano alla loro salvaguardia, segnalano gli atti vandalici, si cimentano in attività di sorveglianza, affrontando piccoli e grandi atti di inciviltà, comportamenti disturbanti, situazioni di marginalizzazione, cercano infine di aiutare persone in difficoltà e come spiega bene il resoconto di questa iniziativa, a volte è utile la loro semplice presenza.
Il taglio del progetto è psicologico e sociologico. L’idea è stata cioè quella di fornire ai volontari una formazione per sviluppare e consolidare le capacità relazionali e saper gestire i conflitti interpersonali. Trovandosi in una posizione di controllo e sorveglianza, ma essendo privi di qualsiasi potere giuridico, per agire efficacemente devono saper ascoltare e saper comunicare con ogni interlocutore, rapportandosi in modo diversificato a seconda che i soggetti siano bambini, giovani o anziani. L’unica arma di cui dispongono è cioè quella della persuasione e del senso civico. Armi che ancora sento di preferire ai manganelli delle ronde di quartiere.
I volontari infatti vengono coinvolti in percorsi di conoscenza e laboratori specifici condotti da esperti, come psicologi e operatori sociali, dove vengono affrontati i più importanti modelli di comunicazione, vengono sviluppate le proprie capacità relazionali e si cerca di migliorare la gestione dei rapporti attraverso l’utilizzo di strategie e modalità di superamento dei conflitti e persuasione. Un ulteriore risultato di questa preparazione specifica è stata l’attivazione di un Centro di Ascolto gestito dagli anziani volontari che hanno partecipato al progetto.

Insomma… in epoche non eccessivamente remote i membri più anziani erano depositari della memoria specifica della comunità. Ora la parola significativa, la parola che conferisce senso non è più quella degli anziani. La nostra organizzazione sociale orientata prevalentemente sulla produzione e sulla produttività tende a dimenticarsi facilmente degli individui non più produttivi a meno che non li si riesca a rivalutare in quanto consumatori. Gli anziani, collocati in ospizio o affidati alla cura di una badante vengono sostanzialmente estromessi dalle relazioni sociali significative.
E’ ancora più interessante quindi, vedere come questa partecipazione che propone il comune di Livorno, operi con uno sguardo lucido sul presente e tramite la creazione di questi spazi per la partecipazione crei nuove reti di relazione, favorendo la socializzazione degli anziani tra loro e con altre generazioni, e fornisca ruoli per poter essere ancora costruttori attivi della vita di comunità.

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Caterpillar da Cremona

30 Aprile, 2008 · No Comments

Ieri sono state presentate su Caterpillar le iniziative del comune di Cremona per prevenire le truffe e i raggiri agli anziani.

Trovate la puntata qui e nella sezione I Podcast di Caterpillar.

Buon ascolto

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Prato - i cinesi e la nostra sicurezza / 2

25 Aprile, 2008 · 1 Comment

     Prato, come è stato spiegato bene nella trasmissione di Caterpillar del 18 aprile, con 186mila abitanti è la terza città dell’Italia centrale. Su questa base di cittadini censiti, si stima una presenza di 101 diverse nazionalità e tra regolari e non regolari, almeno 25mila individui provenienti dalla Cina. Almeno a livello quantitativo quindi ci siamo: sono tanti!
     Nel precedente post mi sono chiesto perché effettivamente questa presenza destasse preoccupazione, come ho spiegato ne sento parlare molto poco a livello di criminalità, ma non metto in dubbio che la preoccupazione ci sia ed è fondamentalmente ciò che qui mi interessa. Perché anche se non riesco a spiegarmi perché un dato fenomeno preoccupa, ciò non significa che le cause di quell’insicurezza non devono essere indagate. Inoltre trovo molto interessanti i commenti di chi può avere un approccio teorico o di chi conosce la problematica di prima mano (come è avvenuto qui).
     L’iniziativa che il comune di Prato ha deciso di intraprendere nel novero dei progetti legati al Forum Italiano per la Sicurezza Urbana è legata, come anticipavo nel precedente post, all’economia clandestina dei laboratori cinesi che confezionano i tessuti. Questi laboratori rappresentano l’ultima catena di una serie di subappalti che partono direttamente dalle richieste soprattutto di grandi marchi italiani, non producono quasi più cioè le classiche imitazioni di cui si parlava tanto fino a qualche anno fa, ma abiti di marca e pronto moda.
     Nella trasmissione radio potete seguire l’intervento in una fabbrica di tessuti della periferia nord di Prato. In questo caso, diversamente dagli altri presentati nel blog, il comune di Prato ha posto l’accento sia sul momento preventivo sia su quello repressivo. Ovvio che l’integrazione di questi due livelli di intervento è sempre presente, ma da quello che mi è parso di capire, il fuoco delle iniziative legate al Fisu è soprattutto sulla prevenzione, la partecipazione e l’inclusione. E’ pur vero che le ricette della prevenzione non possono prescindere dal rispetto delle regole necessarie alla convivenza.
     Come potrete ascoltare anche nella puntata di Caterpillar scaricabile dalla sezione podcast, gli interventi dal lato della prevenzione a Prato sono piuttosto interessanti: viene fatta formazione tra gli operatori delle polizie municipali al fine di insegnare a conoscere e capire le tradizioni delle popolazioni e i possibili e diversi approcci alla nostra struttura sociale; vengono predisposte indagini sugli immigrati di seconda generazione, soprattutto tra i bambini nelle scuole; è stato esteso nelle regione Toscana il servizio sanitario e sociale a tutti, compresi i clandestini e inoltre si cerca di conoscere il livello d’integrazione dal punto di vista economico, imprenditoriale e lavorativo, per cercare di capire come è possibile sostenere le piccole attività artigianali.
     Per quanto riguarda invece i controlli sulle aziende artigianali, Prato interviene con un’organizzazione interforze, dove Polizia, Vigili del Fuoco, Carabinieri, Ispettorato del Lavoro, I.N.P.S., Guardia di Finanza e A.S.L. collaborano insieme. Le ispezioni vengono fatte 2/3 volte a settimana. Viene controllata la validità dei documenti, valutato se i macchinari e se lo stabile è a norma e nel caso di infrazioni vengono posti i sigilli.
     Tutto sommato la mia opinione è che il risultato ottenuto è duplice: uno forse più palese, che è quello di diminuire la percezione di insicurezza dei cittadini di Prato, comunicando loro credo anche indirettamente che le istituzioni sono presenti sul territorio e cercano di garantire il rispetto della legalità; dall’altra il risultato forse secondario è quello di contribuire alla sicurezza dei lavoratori cinesi stessi, i cui datori di lavoro non credo brillino per sensibilità rispetto al problema degli incidenti sul lavoro.

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I cinesi e la nostra sicurezza

21 Aprile, 2008 · 5 Comments

La questione dello sfruttamento del lavoro nel settore della manifattura tessile è un tema che da diverso tempo ha attirato la mia attenzione. Innanzi tutto da un punto di vista sociologico: basti pensare agli eccezionali mutamenti in atto nell’economia e nella società cinese e indiana che si accompagnano sia a fenomeni di sfruttamento della manodopera che a fenomeni di estrema valorizzazione delle sue capacità intellettuali (settore delle nuove tecnologie), che nel contempo fanno necessariamente leva su premesse culturali e religiose. (Federico Rampini è da questo punto di vista uno dei più importanti osservatori a nostra disposizione).

In secondo luogo, è innegabile che la Cina e le sue vicende sono sempre più presenti nei nostre discussioni, a partire da quelle da bar fino ad arrivare ai salotti politici televisivi: l’invasione del “Made in China”, i problemi con i quartieri a prevalenza abitativa cinese (le Chinatown), il governo cinese e il Tibet ecc…

Da parte mia credo molto nell’approccio critico al consumo: sulla necessità in quanto cittadini di essere anche consumatori responsabili in base alle informazioni di cui si dispongono. Da questo punto di vista comprare un capo “Made in China” significa spesso, oltre che avallare l’invasione di cui sopra, anche fruire di un processo di produzione che priva letteralmente di umanità gli individui che vi partecipano. Recentemente Doc3, condotto da Fabio Volo, ha trasmesso l’eccezionale documentario di Micha X.Peled, China Blue, promosso in Italia dalla Campagna Abiti Puliti, dove vengono presentate le vicende di una 14enne cinese che come molte altre sue coetanee lascia il suo villaggio per raggiungere la costa orientale e lavorare nell’industria del tessile, con orari impossibili, salari da fame, vivendo in dormitori sovraffollati adiacenti alle aziende stesse.
Ma a parte la mia personale visione, è evidente che la sensibilità pubblica vede il tema “Cina” soprattutto dal lato del pericolo, pericolo per comunità vengono percepite come nuclei isolati dal resto della città, con cui non si comunica e che occupano più o meno velocemente interi quartieri. Report con il documentario Schiavi del Lusso, ha recentemente toccato bene il tema e ha reso l’idea di un’imprenditorialità cinese selvaggia, senza limiti, che sfrutta anche qui come in Cina una massa di operai stivata in aziende dove uomini, donne e bambini lavorano e convivono, dormono in stanze nascoste in doppie pareti senza finestre, ignorando qualsiasi norma sull’abitabilità e sull’igiene. Ma ha anche mostrato la connivenza dei nostri marchi tessili più importanti che utilizzano queste imprese per tagliare i prezzi di produzione di abiti che poi vengono etichettati “Made in Italy”, ingannando così due volte i compratori.

Cosa c’entra questo con la sicurezza? Intanto è una domanda che faccio a chi legge questo blog. Di tutti i fenomeni migratori, quello cinese è forse uno dei più particolari. Si sente raramente parlare di questa popolazione nella cronaca riguardante la criminalità. Non ho una buona memoria forse, ma ricordo solamente la famosa “guerriglia di Chinatown” di un anno fa, a Milano. Lo stesso, le comunità cinesi preoccupano. Perché? Per il loro isolamento, come dicevo prima? Perché sono in tanti? Perché non si sa come arrivano e come se ne vanno?. Beh… ho deciso di dividere questo post in due parti, quindi a breve il seguito che tratterà dell’iniziativa della città di Prato. Perché la zona di Prato è probabilmente il caso più rappresentativo di questa situazione. Per commentare, intanto, cliccate su comment in cima al post. (continua…)

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Livorno - No ai bulli!

12 Aprile, 2008 · 1 Comment

     Di bullismo negli ultimi anni si è discusso a sufficienza e pensavo che non avrei avuto difficoltà ad entrare nell’argomento. Ricordavo bene, infatti, tutta una serie di vicende che in poco tempo avevano permesso alla questione di salire la “classifica” affollata delle emergenze nazionali: l’aggressione al ragazzo affetto dalla Sindrome di Down; la svastica incisa sul braccio di una ragazzina a Biella; i racket delle merendine; le estorsioni di denaro; le baby gang; gli studenti costretti a comprare droga, gli atti di vandalismo, le violenze sessuali, i suicidi a seguito dei maltrattamenti. 

     L’aver messo in fila questa serie di eventi però, non ha semplificato le cose. Non capivo perché venissero messe nella stessa categoria (bullismo) le merendine rubate e violenze così inconcepibili; e parlando con i miei interlocutori rimanevo con la sensazione di un fenomeno che ci tocca troppo intimamente perché si possa essere in grado di esprimere opinioni con il giusto distacco. In altre parole:

1) Cos’è “bullismo”? Chi è “il bullo”? Se queste vicende sono state etichettate come “atti di bullismo”, quand’è che si sfocia nel crimine vero e proprio e quando si può parlare di criminale?

2) Abbiamo quasi tutti conosciuto il bullismo, se non come aggressori, almeno come vittime o come osservatori. Quindi il fenomeno non può essere così recente. Ma è forse per questo che riteniamo di poter dire tutti qualcosa in merito, anche quando in verità non disponiamo dei mezzi necessari e ci dividiamo facilmente tra l’idea che si tratta di normali conflitti fra coetanei e l’idea che sono comportamenti da reprimere; non sappiamo se attribuire la colpa alle istituzioni scolastiche o alle famiglie; non capiamo se è cambiata la società, o sono cambiati i mezzi di comunicazione e se al di là della gravità dei fatti, questi ragazzi alla fine bisogna punirli o bisogna capirli.

      Per questo motivo ho trovato molto utile l’iniziativa intrapresa dal Comune di Livorno che qualche giorno fa mi ha inviato il materiale relativo al loro progetto “No ai bulli!”. Se nel dibattito sulla sicurezza, il problema in questione viene affrontato spesso in maniera approssimativa, fermandosi alle sue manifestazioni esteriori, all’evento tragico, alla notizia e alle preoccupazioni che desta, a Livorno è stato tentato un approccio prettamente scientifico. L’iniziativa nasce all’interno del progetto “Città sicura”. Lo staff del progetto collabora con le circoscrizioni, con le istituzioni scolastiche e con il Settore Attività Educative del Comune e l’importante tentativo di prevenire il fenomeno del bullismo rientra in una serie di attività che hanno come obiettivo anche l’educazione alla legalità, alla partecipazione attiva e all’intercultura. Nello specifico, Ersilia Menesini e Simona Pagnucci, due ricercatrici del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Firenze hanno condotto un’interessante ricerca con 461 ragazzi e ragazze di 5 scuole medie di Livorno, denominata Crescere con fatica. Comportamenti vissuti ed emozioni a rischio nel contesto scolastico. E’ stata indagata la realtà sociale ed emozionale vissuta dai ragazzi, sono stati utilizzati strumenti come il Seattle Personality Inventory che come specificato nella ricerca:

consente la rilevazione non solo dei problemi relazionali e di condotta, ma anche di quelle manifestazioni sintomatologiche che, come l’ansia, la depressione e i disturbi psicosomatici, costituiscono gli aspetti più rilevanti del disagio psicosociale sommerso in età evolutiva.

Inoltre è stato utilizzato un questionario sull’intelligenza emotiva, utile per misurare il grado di conoscenza che i ragazzi possiedono circa il significato e le funzioni delle emozioni.

     Sono molteplici gli strumenti messi in campo e nel saggio di 60 pagine vengono presentati numerosi grafici esplicativi e, cosa più importante, la chiusura è dedicata a delle proposte di intervento, sia per la prevenzione del fenomeno che per abbassare il livello d’allarme quando il disagio è già presente: interventi sulla competenza emotiva; per promuovere il riconoscimento delle emozioni; per promuovere l’abilità di assumere la prospettiva dell’altro e sulla competenza sociale.

     Per concludere, “No ai bulli!” è anche un filmato realizzato dai membri del Consiglio dei ragazzi della Circoscrizione 5.

     Che dire? Anche in questo caso, come negli altri analizzati finora sono rinfrancato dall’esistenza di iniziative tanto profonde e radicate, quanto poco pubblicizzate dai media più importanti.

Ps: venerdì è andato in onda il 6° appuntamento con Caterpillar, questa volta da Pesaro. Trovate la puntata da scaricare nella solita sezione I podcast di Caterpillar. A breve un resoconto. Questa volta da quelle parti c’ero anch’io.

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Tim Hope a Pesaro

4 Aprile, 2008 · No Comments

     Cosa significa avere paura del crimine? Quali sono le conseguenze di questa paura nella nostra vita di cittadini? Il tentativo di rispondere alle nostre preoccupazioni è diventato tema centrale per la politica; l’insicurezza nelle metropoli (e non solo) è spesso tema centrale nei giornali; una fetta crescente del mercato è interessata alle tecnologie che ruotano intorno al tema della sicurezza - solo un mese fa Repubblica.it ha pubblicato un articolo sulle famose Panic Room (qualcuno ricorda il film con Jodie Foster?). Politica, media e mercato, quindi. Un trio formidabile.

     Keele - foto M.Holland (Wikipedia)Con un seminario incentrato sul tema della valutazione delle politiche e delle pratiche di sicurezza in ottica di prevenzione e di effettività nella lotta alla criminalità, si presenterà il 10 aprile a Pesaro il criminologo inglese Tim Hope. Hope ha pubblicato nel 2001 Crime, Risk and Insecurity: Law and Order in Everyday Life and Political Discourse e con le sue ricerche garantisce un approccio scientifico al problematico intreccio che ha fatto da introduzione a questo post.

“My current research interests lie in understanding both the macro-sociological dynamics of crime, via the analysis of crime trends, and the micro-level dynamics of crime victimisation and offending, via the modelling of survey data. I am also concerned with the relationship between criminological research, policy-making and evaluation”

     Tim HopeQuello che avete appena letto è invece il modo in cui Tim Hope presenta i suoi più recenti interessi di ricerca, nella sua pagina del sito universitario.

     Il seminario sarà tenuto all’interno del MaPS (Master in management delle politiche di sicurezza), nelle sede di Pesaro della Facoltà di Sociologia di Urbino, in viale Trieste 296 e rientra nelle attività promosse dal FISU, impegnato attivamente anche nella formazione e nell’aggiornamento.

L’appuntamento è per le ore 10:00.

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Modena - Progetto tifosi

29 Marzo, 2008 · No Comments

     Ogni volta in cui mi capita di guardare il rugby in televisione, rimango affascinato dai tifosi di questo sport.  Io, che seguo il calcio ormai occasionalmente, stanco come sono di tutto il business che ci gira intorno, capisco che i tifosi di rugby non sono che il riflesso della correttezza e della dignità dei giocatori: praticano uno sport fisico fino all’estremo, ma sembrano non rinunciare mai al rispetto delle regole e dell’avversario. Che posso pensare allora delle macchiette che passeggiano sui nostri campi di calcio? Niente. Anche se sono strapagati, troppo pettinati, senza contegno, senza dignità e senza sportività, io in quanto tifoso dell’Inter fin da bambino sono condannato al calcio, alle sue moviole infinite, ai fuorigioco millimetrici, a Biscardi e ai suoi commentatori che non la smettono di sovrapporsi. E lo stadio non mi è mai sembrato un luogo particolarmente sicuro: quello scooter volato giù dalla curva di San Siro qualche anno fa ad esempio, non ha fatto altro che rafforzare una sottile sensazione di pericolo che non mi ha mai veramente lasciato. E’ per questo che mi sono chiesto come hanno fatto a Modena a pensare di unire tifo e sicurezza? Cosa gli sarà mai venuto in mente? Non lo sapevano che gli ultrà sono irredimibili?

     In verità le iniziative prese a Modena come le altre legate al FISU, nascono dalla consapevolezza che con lo sguardo sempre fisso sulla repressione non si va molto lontano e quando ho scaricato dal sito del Comune di Modena i resoconti sulle loro attività, in particolare Il Tifoso protagonista della sicurezza e Ultrà oltre il 90° ho capito che volendo c’è molto che si può fare.

     Non basta un post per raccontarle, le idee sono molte, come quella che vuole la difesa del tifo come parte della cultura popolare; l’idea che il lavoro per limitare la violenza e l’intolleranza debba essere fatto insieme ai tifosi; il coinvolgimento delle scuole e dei genitori per l’educazione al tifo non violento; la partecipazione alla rete internazionale del F.A.R.E. (Football Against Racism in Europe); l’organizzazione di dibattiti, con la visione di film a tema, di mostre e presentazioni di libri; le campagne di sensibilizzazione contro lo spostamento del calendario al sabato pomeriggio; il  tentativo di rendere più attive le polisportive (considerate come risorse); il coordinamento fra le tifoserie per ridurne la conflittualità e individuare i problemi che hanno in comune; la realizzazione di un centro di aggregazione per i tifosi.

     Solo un piccolo elenco, con la speranza di riuscire a tornarci su. Intanto mi sento proprio di consigliare di scaricare questi progetti, copiarli, provare a fare come Modena. Queste esperienze sono qui a disposizione e altre amministrazioni potrebbero pensare alla loro applicabilità nel loro contesto. O forse già lo stanno facendo, non saprei… se dovessi basarmi solo su quello che vedo nei telegiornali e nelle trasmissioni sportive, rimarrei con l’idea di un mondo (quello degli ultrà) dove l’unica soluzione sembrano i tornelli e il conflitto è sempre sul punto di esplodere. Ma forse la verità è che non tutto viene raccontato e guardando a Modena c’è molto che si può fare.

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