Post da Marzo 2008
Ogni volta in cui mi capita di guardare il rugby in televisione,
rimango affascinato dai tifosi di questo sport. Io, che seguo il calcio ormai occasionalmente, stanco come sono di tutto il business che ci gira intorno, capisco che i tifosi di rugby non sono che il riflesso della correttezza e della dignità dei giocatori: praticano uno sport fisico fino all’estremo, ma sembrano non rinunciare mai al rispetto delle regole e dell’avversario. Che posso pensare allora delle macchiette che passeggiano sui nostri campi di calcio? Niente. Anche se sono strapagati, troppo pettinati, senza contegno, senza dignità e senza sportività, io in quanto tifoso dell’Inter fin da bambino sono condannato al calcio, alle sue moviole infinite, ai fuorigioco millimetrici, a Biscardi e ai suoi commentatori che non la smettono di sovrapporsi. E lo stadio non mi è mai sembrato un luogo particolarmente sicuro: quello scooter volato giù dalla curva di San Siro qualche anno fa ad esempio,
non ha fatto altro che rafforzare una sottile sensazione di pericolo che non mi ha mai veramente lasciato. E’ per questo che mi sono chiesto come hanno fatto a Modena a pensare di unire tifo e sicurezza? Cosa gli sarà mai venuto in mente? Non lo sapevano che gli ultrà sono irredimibili?
In verità le iniziative prese a Modena come le altre legate al FISU, nascono dalla consapevolezza che con lo sguardo sempre fisso sulla repressione non si va molto lontano e quando ho scaricato dal sito del Comune di Modena i resoconti sulle loro attività, in particolare Il Tifoso protagonista della sicurezza e Ultrà oltre il 90° ho capito che volendo c’è molto che si può fare.
Non basta un post per raccontarle, le idee sono molte, come quella che vuole la difesa del tifo come parte della cultura popolare; l’idea che il lavoro per limitare la violenza e l’intolleranza debba essere fatto insieme ai tifosi; il coinvolgimento delle scuole e dei genitori per l’educazione al tifo non violento; la partecipazione alla rete internazionale del F.A.R.E. (Football Against Racism in Europe); l’organizzazione di dibattiti, con la visione di film a tema, di mostre e presentazioni di libri; le campagne di sensibilizzazione contro lo spostamento del calendario al sabato pomeriggio; il tentativo di rendere più attive le polisportive (considerate come risorse); il coordinamento fra le tifoserie per ridurne la conflittualità e individuare i problemi che hanno in comune; la realizzazione di un centro di aggregazione per i tifosi.
Solo un piccolo elenco, con la speranza di riuscire a tornarci su. Intanto mi sento proprio di consigliare di scaricare questi progetti, copiarli, provare a fare come Modena. Queste esperienze sono qui a disposizione e altre amministrazioni potrebbero pensare alla loro applicabilità nel loro contesto. O forse già lo stanno facendo, non saprei… se dovessi basarmi solo su quello che vedo nei telegiornali e nelle trasmissioni sportive, rimarrei con l’idea di un mondo (quello degli ultrà) dove l’unica soluzione sembrano i tornelli e il conflitto è sempre sul punto di esplodere. Ma forse la verità è che non tutto viene raccontato e guardando a Modena c’è molto che si può fare.
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La fabbrica delle periferie è stata la prima iniziativa ad aver avuto un po’ di risonanza grazie alla trasmissione Caterpillar. Si tratta di un’idea molto interessante che a fronte del diffondersi del senso d’insicurezza, propone attività centrate sulla prevenzione e la partecipazione, piuttosto che sulla repressione. In che senso?
Il progetto, attivato dall’ufficio di coordinamento di Agenda 21 del Comune di Siena, prevede tra le altre cose l’istituzione di vari sportelli all’interno delle circoscrizioni. Gli operatori, spesso provenienti dalle rete delle associazioni del volontariato (Arci, Corte dei Miracoli, Kalos) applicano un principio tanto fondamentale quanto dimenticato nella convivenza civile, quello della mediazione. Nel corso della puntata di Caterpillar, che potete ascoltare in Podcast, Laura Troja ha intervistato una delle operatrici di questi sportelli: Elena Frassanito.
Elena ha portato ad esempio due casi molto distanti fra loro: da una parte il tipico disagio delle persone più anziane che soffrono la confusione e gli atti di teppismo dei ragazzi più giovani; dall’altra le problematiche degli abitanti di un quartiere periferico nel quale i trasporti pubblici sembrano latitare, spesso la notte e nei giorni festivi. Le soluzioni proposte dimostrano chiaramente come in entrambi i casi, agendo con flessibilità (anche mentale) e la capacità di inserirsi nelle pieghe della struttura sociale, possano essere tentate soluzioni che riescono a restituire importanza alle parti in causa in quanto membri attivi della comunità di cui fanno parte.
I mediatori di strada, così si chiamano, parlano separatamente con le parti in causa, ascoltano le loro ragioni e poi mettono le parti in comunicazione. “Le persone a volte sono un po’ rigide nel modo di pensare” dice Elena e il segreto, spiega, è quello di farle entrare dal punto di vista dell’altro. Concedere loro la possibilità di “aprirsi”, mi viene da aggiungere. Oppure, come nel secondo caso: parlare con i cittadini, distribuire questionari, raccogliere dati concreti con i commenti, parlarne ai responsabili dei servizi di trasporto e accordarsi per allargare le fasce orarie.
Da parte mia sono rimasto sorpreso dalla semplicità, dal buon senso e anche da una capacità di coordinamento che rimane giustamente sottotraccia. Voglio sentire con il Comune di Siena se è possibile saperne qualcosa di più, magari intervistare qualche protagonista di questi interventi, sapere come sono organizzati e vedere se è un’idea applicabile anche altrove. Intanto, se siete curiosi, vi invito a consultare il blog della Fabbrica delle Periferie.
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Ieri sera, alle 18, è andato in onda su Radio2 il 5° appuntamento di Caterpillar con le città associate al Forum Italiano per la Sicurezza Urbana. Anche Caterpillar, infatti, come questo blog percorre una sorta di viaggio attraverso le città sicure. Il percorso di Caterpillar è iniziato il 25 gennaio da Siena ed è poi proseguito il 1 febbraio a Lainate in provincia di Milano, l’8 febbraio a Modena e il 26 febbraio ad Argenta in provincia di Ferrara. L’inviata della trasmissione, Laura Troja, sviluppa i temi della sicurezza trattati dagli enti locali intervistando i protagonisti delle iniziative.
Il collegamento di ieri ha visto come protagonista Milano, che ha presentato un interessante progetto di mediazione finalizzato alla risoluzione dei conflitti. Troverete presto qui un resoconto della puntata e degli altri appuntamenti andati in onda sin ora. Intanto, per ascoltare le precedenti trasmissioni potete cliccare sulla sezione I PODCAST DI CATERPILLAR in cima al blog, oppure in basso a destra sul banner FISU’s podcast. Buon ascolto.
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Cos’è la sicurezza?
Al di là e prima forse di teorie sociologiche e costruzioni filosofiche, abbiamo veramente idea di cosa sia la sicurezza? Fossimo importunati da qualche intervistatore mentre ce ne stiamo tranquillamente andando a prendere un caffè al bar, cosa gli risponderemmo? A quanti e quali fenomeni rimanda questo concetto? Credo che di sicurezza si riesca a parlare solo a partire dalla sua assenza e dalla percezione che le scelte che facciamo portano con sé rischi che dobbiamo mettere in conto; forse, ciò che scatena la nostra sensazione di insicurezza è la presenza impalpabile di uno spazio vuoto che si pone tra noi e la percezione che la situazione in cui viviamo non è pienamente sotto il nostro controllo personale.
L’idea di questo blog è quella di intraprendere un percorso di apprendimento sulle possibili interpretazioni del concetto di sicurezza, passando soprattutto per le iniziative e gli interventi messi in opera dalle nostre Amministrazioni territoriali, coordinate dal Forum Italiano per la Sicurezza Urbana, istituzione della quale fanno parte.
Questo percorso metterà in luce la chiave di lettura che ogni amministrazione ha scelto di dare al tema della sicurezza nelle città, ci permetterà di trovare alcune possibili interpretazioni di un concetto così vasto e di farlo prendendo a riferimento proprio le politiche che intendono rispondere concretamente al bisogno di sicurezza dei cittadini.
Attraverso i commenti dei lettori del blog è possibile dare interpretazione a queste iniziative, pensare a quelle che possono essere le loro conseguenze, a come vengono recepite.
Questo percorso ideale ci porterà nel prossimo giugno alla seconda edizione di “100 città per la Sicurezza”, l’evento nazionale che vedrà la realizzazione in contemporanea, per iniziativa degli associati al Forum, di decine di iniziative diversi in ogni parte d’Italia.
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