Prato, come è stato spiegato bene nella trasmissione di Caterpillar del 18 aprile, con 186mila abitanti è la terza città dell’Italia centrale. Su questa base di cittadini censiti, si stima una presenza di 101 diverse nazionalità e tra regolari e non regolari, almeno 25mila individui provenienti dalla Cina. Almeno a livello quantitativo quindi ci siamo: sono tanti!
Nel precedente post mi sono chiesto perché effettivamente questa presenza destasse preoccupazione, come ho spiegato ne sento parlare molto poco a livello di criminalità, ma non metto in dubbio che la preoccupazione ci sia ed è fondamentalmente ciò che qui mi interessa. Perché anche se non riesco a spiegarmi perché un dato fenomeno preoccupa, ciò non significa che le cause di quell’insicurezza non devono essere indagate. Inoltre trovo molto interessanti i commenti di chi può avere un approccio teorico o di chi conosce la problematica di prima mano (come è avvenuto qui).
L’iniziativa che il comune di Prato ha deciso di intraprendere nel novero dei progetti legati al Forum Italiano per la Sicurezza Urbana è legata, come anticipavo nel precedente post, all’economia clandestina dei laboratori cinesi che confezionano i tessuti. Questi laboratori rappresentano l’ultima catena di una serie di subappalti che partono direttamente dalle richieste soprattutto di grandi marchi italiani, non producono quasi più cioè le classiche imitazioni di cui si parlava tanto fino a qualche anno fa, ma abiti di marca e pronto moda.
Nella trasmissione radio potete seguire l’intervento in una fabbrica di tessuti della periferia nord di Prato. In questo caso, diversamente dagli altri presentati nel blog, il comune di Prato ha posto l’accento sia sul momento preventivo sia su quello repressivo. Ovvio che l’integrazione di questi due livelli di intervento è sempre presente, ma da quello che mi è parso di capire, il fuoco delle iniziative legate al Fisu è soprattutto sulla prevenzione, la partecipazione e l’inclusione. E’ pur vero che le ricette della prevenzione non possono prescindere dal rispetto delle regole necessarie alla convivenza.
Come potrete ascoltare anche nella puntata di Caterpillar scaricabile dalla sezione podcast, gli interventi dal lato della prevenzione a Prato sono piuttosto interessanti: viene fatta formazione tra gli operatori delle polizie municipali al fine di insegnare a conoscere e capire le tradizioni delle popolazioni e i possibili e diversi approcci alla nostra struttura sociale; vengono predisposte indagini sugli immigrati di seconda generazione, soprattutto tra i bambini nelle scuole; è stato esteso nelle regione Toscana il servizio sanitario e sociale a tutti, compresi i clandestini e inoltre si cerca di conoscere il livello d’integrazione dal punto di vista economico, imprenditoriale e lavorativo, per cercare di capire come è possibile sostenere le piccole attività artigianali.
Per quanto riguarda invece i controlli sulle aziende artigianali, Prato interviene con un’organizzazione interforze, dove Polizia, Vigili del Fuoco, Carabinieri, Ispettorato del Lavoro, I.N.P.S., Guardia di Finanza e A.S.L. collaborano insieme. Le ispezioni vengono fatte 2/3 volte a settimana. Viene controllata la validità dei documenti, valutato se i macchinari e se lo stabile è a norma e nel caso di infrazioni vengono posti i sigilli.
Tutto sommato la mia opinione è che il risultato ottenuto è duplice: uno forse più palese, che è quello di diminuire la percezione di insicurezza dei cittadini di Prato, comunicando loro credo anche indirettamente che le istituzioni sono presenti sul territorio e cercano di garantire il rispetto della legalità; dall’altra il risultato forse secondario è quello di contribuire alla sicurezza dei lavoratori cinesi stessi, i cui datori di lavoro non credo brillino per sensibilità rispetto al problema degli incidenti sul lavoro.
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Un’iniziativa:
rimango affascinato dai tifosi di questo sport. Io, che seguo il calcio ormai occasionalmente, stanco come sono di tutto il business che ci gira intorno, capisco che i tifosi di rugby non sono che il riflesso della correttezza e della dignità dei giocatori: praticano uno sport fisico fino all’estremo, ma sembrano non rinunciare mai al rispetto delle regole e dell’avversario. Che posso pensare allora delle macchiette che passeggiano sui nostri campi di calcio? Niente. Anche se sono strapagati, troppo pettinati, senza contegno, senza dignità e senza sportività, io in quanto tifoso dell’Inter fin da bambino sono condannato al calcio, alle sue moviole infinite, ai fuorigioco millimetrici, a Biscardi e ai suoi commentatori che non la smettono di sovrapporsi. E lo stadio non mi è mai sembrato un luogo particolarmente sicuro: quello
non ha fatto altro che rafforzare una sottile sensazione di pericolo che non mi ha mai veramente lasciato. E’ per questo che mi sono chiesto come hanno fatto a Modena a pensare di unire tifo e sicurezza? Cosa gli sarà mai venuto in mente? Non lo sapevano che gli ultrà sono irredimibili?