Come avevo anticipato due post fa ci stiamo avvicinando all’inizio della settimana di “100Città per la Sicurezza” che inizierà il prossimo lunedì 16 giugno. Ogni città presenterà le sue iniziative tramite incontri, mostre, manifestazioni e convegni.
Due anni fa invece, precisamente il 21 e il 22 ottobre del 2006, ha avuto luogo la prima edizione della manifestazione, organizzata per festeggiare il decennale della fondazione del FISU. In quell’occasione è stato anche prodotto un interessante volume fotografico “Immagini e immaginario della sicurezza” che aveva lo scopo di rappresentare le immagini della sicurezza nel vissuto delle città attraverso fotografie di contesti reali e di comportamenti legati al tema della sicurezza, con l’idea di rappresentare con un immagine questo concetto e il modo di viverlo nella città.
Potete vedere una selezione delle immagini cliccando sulle piccole foto nella colonna di destra.
Per quest’anno invece l’idea, oltre alla settimana di eventi, è quella di realizzare un volume di buone pratiche chiamato “100 Idee per la sicurezza”, dove inserire delle schede descrittive delle iniziative delle amministrazioni, di modo che le si possa confrontare e da esse trarre ispirazione, per tentare l’intricata strada della prevenzione.
E’ disponibile per il download la nuova puntata di Caterpillar.
Questa volta l’inviata della trasmissione radiofonica, Laura Troja, si è recata a Piacenza a seguire gli interventi di riqualificazione urbana del Comune, perché, come ha spiegato bene l’Assessore alle Politiche Giovanili Castagnetti: “la sicurezza si acquista soltanto quando una zona è frequentata e una zona è frequentata soltanto se è bella”.
Questa era l’ultima puntata di Caterpillar dedicata alle iniziative delle città associate al FISU, in vista della prossima manifestazione nazionale (leggi qui).
Buon ascolto, direttamente qui, o nella pagina “I Podcast di Caterpillar” che contiene tutti i servizi trasmessi fin’ora.
Si tratta di un’importante manifestazione nazionale durante la quale le varie amministrazioni associate al Forum Italiano per la Sicurezza Urbana presenteranno in contemporanea le loro iniziative in forma di manifestazioni, incontri e convegni nelle piazze, nei teatri, nelle scuole e nei quartieri.
Seguite il blog o il sito del FISU se volete informazioni più dettagliate nei prossimi giorni…
Sono molto contento di poter presentare l’iniziativa di Ravenna, “Sicurezza e immigrazione: due temi da separare” proprio a pochi giorni dell’introduzione del “pacchetto sicurezza”. Anche se i due tipi di intervento non sono assolutamente confrontabili, può essere lo stesso interessante metterli vicino. Credo infatti che, se la “forma” decreto legge nasce sulla base di presupposti di necessità e urgenza, della percezione di questa urgenza se ne è parlato a lungo in queste pagine, e proprio in merito ad iniziative (quelle degli enti locali associati al FISU) che si propongono di intervenire su questo senso d’urgenza con un ottica di più lungo respiro.
E con l’aria che tira di questi tempi ho l’impressione che proporre iniziative di questo tipo, che non abbiano la “velocità di esecuzione” del decreto legge, sia alquanto complicato. Si tratta infatti di interventi meditati, che spesso vengono dipinti sul territorio, con le sue esigenze specifiche, intervenendo alla radice dei problemi, cercando di fare in modo che i nuovi assetti siano fatti per durare oltre il tempo di una campagna elettorale. Questo è proprio il caso di Ravenna a mio parere.
L’iniziativa del Comune di Ravenna è altamente articolata e complessa e mette in campo una mole di idee rilevante. L’intervento è focalizzato su su una zona particolarmente problematica, quella dei Giardini di Speyer e dell’Isola San Giovanni e su alcuni obiettivi fondamentali da raggiungere:
1. contrastare il degrado urbano
2. individuare e intervenire su gli elementi che inducono la percezione d’insicurezza nei residenti
3. fare mediazione tra i diversi fruitori delle aree e tra questi e l’Amministrazione comunale
4. attivare la partecipazione in determinate aree, animarle e quindi favorirne la riappropriazione
Per raggiungere questi obiettivi è stato stilato un piano d’intervento ben definito che mi piace immaginare come un piccolo “pacchetto sicurezza”: si è proceduto con l’istituzione di un gruppo di monitoraggio e consultazione composto da amministratori comunali, un comitato di residenti, le associazioni di categoria e un organismo di rappresentanza dei cittadini stranieri. Sono stati fatti diversi focus group, interviste in loco, osservazioni mirate, organizzate attività per bambini ed eventi in collaborazione con associazioni di categoria, organizzazioni di volontariato e associazioni culturali, anche di stranieri. E’ stato aperto un punto di ascolto chiamato CittA@attiva per azioni di mediazione dei conflitti, mediazione culturale, promozione cittadinanza attiva e animazione sociale e di un punto decentrato dell’Informagiovani rivolto agli studenti delle scuole superiori. Ed è stata fatta comunicazione con la cittadinanza in merito alle iniziative attraverso un giornale plurilingue, Città Meticcia, oltre che tramite i classici quotidiani.
L’iniziativa è stata accompagnata dalla creazione di un film documentario “Oltre il giardino”, molto interessante (potete vedere il trailer qui sopra) che è servito come lavoro preliminare di ricerca per l’apertura dello sportello di mediazione dei conflitti e per le attività di cittadinanza attiva.
Il documentario, che come traspare già dal trailer è di alta qualità e profondità, è stato realizzato da Gerardo Lamattina e Lino Greco della Democratic Digital Recordings. (link al sito) Se volete vederlo, potete richiederlo all’autore andando sul sito, o scrivendo a info@gerardolamattina.com
Vi invito inoltre a consultare tutti i documenti che mi sono stati inviati dalla responsabile del Comune di Ravenna e che potete scaricare come al solito dalla colonnina di destra del blog dedicata agli interventi delle amministrazioni.
Se possiamo declinare il concetto di sicurezza in una grande varietà di modi, mi sembra oramai ovvio che quello della sicurezza urbana è diventato la pietra angolare attorno alla quale si distribuiscono tutti gli altri.
Certo, in determinati periodi altre declinazioni della sicurezza, quella sul lavoro o sulle strade salgono alle luci della ribalta, ma sembrano fuochi fatui che brillano per un breve periodo richiamando sguardi distratti e superficiali e poi si affievoliscono lentamente tornando alla cura degli “addetti ai lavori” o di chi è toccato direttamente dalle tragedie a loro connesse.
Dopotutto che utilità ha tenerne costante consapevolezza se implicitamente sappiamo che con costanza rituale i riflettori torneranno a puntare su di esse e potremo ancora optare per l’economia della visione, salvi dal dispendio dell’azione? In verità tutte le declinazioni dell’insicurezza lavorano costantemente sotto traccia, che oggi ci riguardino direttamente o no.
Qualcosa invece nell’insicurezza urbana dev’essere cambiato. Da quando pochi mesi fa ho iniziato a scrivere in questo blog, a oggi, è come se una serie di eventi e decisioni ci avessero in qualche modo liberato.
Così, quasi fossimo stati in troppi e per troppo tempo rinchiusi contro la nostra volontà in una stanza calda, senz’aria e maleodorante, abbiamo dato la stura a desideri a lungo repressi quando finalmente ci è stato detto che se era caldo potevamo spogliarci, che se c’era qualcuno che ritenevamo responsabile della puzza potevamo cacciarlo via, che se ci sentivamo inquieti un motivo c’era e sì, era corretta quell’idea che riuscivamo a confessarci solo con un po’ di vergogna e cioè che la colpa era di quelli che sono stati buttati dentro casa per ultimi anche se era chiaro che non c’era posto più per nessuno e già puzzava e già l’aria aveva smesso di circolare da un pezzo.
Riporto solo alcuni dati:
Dal documento risulta che in Europa (dati del 2005) la media di omicidi è di 14 ogni milione di abitanti, mentre l’Italia è ferma a 10. Almeno da questo punto di vista possiamo dirci come uno dei paesi più sicuri. Il fenomeno è inoltre sensibilmente diminuito dal 2000, quando gli omicidi per milione di abitanti erano 13. Allo stesso modo sono in calo scippi, furti di veicoli e furti nelle abitazioni.
A fronte di questa diminuzione la criminalità è comunque fonte di preoccupazione per più della metà degli italiani (58,7%). Il dato è superato solo da quello sulla disoccupazione (70,1%). La criminalità preoccupa soprattutto in Piemonte e Liguria al nord e in Puglia, Campania e Sicilia al sud. In maniera uniforme in tutta Italia, invece, la preoccupazione per l’immigrazione extracomunitaria sale con un incremento maggiore rispetto a tutti gli altri dati.
Così come viene spiegato dagli autori del documento:
La sicurezza dei cittadini, tanto nella sua componente oggettiva (comportamenti antisociali o delittuosi) quanto in quella soggettiva (percezione dell’allarme sociale da parte degli individui), è una dimensione essenziale della convivenza civile. In questo ambito, l’informazione statistica è necessaria per orientare e valutare le politiche di governo della sicurezza, con particolare riferimento alla coesione sociale, alla diffusione della legalità e al miglioramento permanente delle condizioni di convivenza civile
Per quanto mi riguarda non può che aumentare un senso di dissonanza (- crimini + paura) che riesco a risolvere solo guardando, ancora una volta, al ruolo dei media. Se siete curiosi, questa mattina anche Radio 24 ha dedicato uno spazio alla ricerca.
Di bullismo negli ultimi anni si è discusso a sufficienza e pensavo che non avrei avuto difficoltà ad entrare nell’argomento. Ricordavo bene, infatti, tutta una serie di vicende che in poco tempo avevano permesso alla questione di salire la “classifica” affollata delle emergenze nazionali: l’aggressione al ragazzo affetto dalla Sindrome di Down; la svastica incisa sul braccio di una ragazzina a Biella; i racket delle merendine; le estorsioni di denaro; le baby gang; gli studenti costretti a comprare droga, gli atti di vandalismo, le violenze sessuali, i suicidi a seguito dei maltrattamenti.
L’aver messo in fila questa serie di eventi però, non ha semplificato le cose. Non capivo perché venissero messe nella stessa categoria (bullismo) le merendine rubate e violenze così inconcepibili; e parlando con i miei interlocutori rimanevo con la sensazione di un fenomeno che ci tocca troppo intimamente perché si possa essere in grado di esprimere opinioni con il giusto distacco. In altre parole:
1) Cos’è “bullismo”? Chi è “il bullo”? Se queste vicende sono state etichettate come “atti di bullismo”, quand’è che si sfocia nel crimine vero e proprio e quando si può parlare di criminale?
2) Abbiamo quasi tutti conosciuto il bullismo, se non come aggressori, almeno come vittime o come osservatori. Quindi il fenomeno non può essere così recente. Ma è forse per questo che riteniamo di poter dire tutti qualcosa in merito, anche quando in verità non disponiamo dei mezzi necessari e ci dividiamo facilmente tra l’idea che si tratta di normali conflitti fra coetanei e l’idea che sono comportamenti da reprimere; non sappiamo se attribuire la colpa alle istituzioni scolastiche o alle famiglie; non capiamo se è cambiata la società, o sono cambiati i mezzi di comunicazione e se al di là della gravità dei fatti, questi ragazzi alla fine bisogna punirli o bisogna capirli.
Per questo motivo ho trovato molto utile l’iniziativa intrapresa dal Comune di Livorno che qualche giorno fa mi ha inviato il materiale relativo al loro progetto “No ai bulli!”. Se nel dibattito sulla sicurezza, il problema in questione viene affrontato spesso in maniera approssimativa, fermandosi alle sue manifestazioni esteriori, all’evento tragico, alla notizia e alle preoccupazioni che desta, a Livorno è stato tentato un approccio prettamente scientifico. L’iniziativa nasce all’interno del progetto “Città sicura”. Lo staff del progetto collabora con le circoscrizioni, con le istituzioni scolastiche e con il Settore Attività Educative del Comune e l’importante tentativo di prevenire il fenomeno del bullismo rientra in una serie di attività che hanno come obiettivo anche l’educazione alla legalità, alla partecipazione attiva e all’intercultura. Nello specifico, Ersilia Menesini e Simona Pagnucci, due ricercatrici del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Firenze hanno condotto un’interessante ricerca con 461 ragazzi e ragazze di 5 scuole medie di Livorno, denominata Crescere con fatica. Comportamenti vissuti ed emozioni a rischio nel contesto scolastico. E’ stata indagata la realtà sociale ed emozionale vissuta dai ragazzi, sono stati utilizzati strumenti come il Seattle Personality Inventory che come specificato nella ricerca:
consente la rilevazione non solo dei problemi relazionali e di condotta, ma anche di quelle manifestazioni sintomatologiche che, come l’ansia, la depressione e i disturbi psicosomatici, costituiscono gli aspetti più rilevanti del disagio psicosociale sommerso in età evolutiva.
Inoltre è stato utilizzato un questionario sull’intelligenza emotiva, utile per misurare il grado di conoscenza che i ragazzi possiedono circa il significato e le funzioni delle emozioni.
Sono molteplici gli strumenti messi in campo e nel saggio di 60 pagine vengono presentati numerosi grafici esplicativi e, cosa più importante, la chiusura è dedicata a delle proposte di intervento, sia per la prevenzione del fenomeno che per abbassare il livello d’allarme quando il disagio è già presente: interventi sulla competenza emotiva; per promuovere il riconoscimento delle emozioni; per promuovere l’abilità di assumere la prospettiva dell’altro e sulla competenza sociale.
Che dire? Anche in questo caso, come negli altri analizzati finora sono rinfrancato dall’esistenza di iniziative tanto profonde e radicate, quanto poco pubblicizzate dai media più importanti.
Ps: venerdì è andato in onda il 6° appuntamento con Caterpillar, questa volta da Pesaro. Trovate la puntata da scaricare nella solita sezione I podcast di Caterpillar. A breve un resoconto. Questa volta da quelle parti c’ero anch’io.
Ogni volta in cui mi capita di guardare il rugby in televisione, rimango affascinato dai tifosi di questo sport. Io, che seguo il calcio ormai occasionalmente, stanco come sono di tutto il business che ci gira intorno, capisco che i tifosi di rugby non sono che il riflesso della correttezza e della dignità dei giocatori: praticano uno sport fisico fino all’estremo, ma sembrano non rinunciare mai al rispetto delle regole e dell’avversario. Che posso pensare allora delle macchiette che passeggiano sui nostri campi di calcio? Niente. Anche se sono strapagati, troppo pettinati, senza contegno, senza dignità e senza sportività, io in quanto tifoso dell’Inter fin da bambino sono condannato al calcio, alle sue moviole infinite, ai fuorigioco millimetrici, a Biscardi e ai suoi commentatori che non la smettono di sovrapporsi. E lo stadio non mi è mai sembrato un luogo particolarmente sicuro: quello scooter volato giù dalla curva di San Siro qualche anno fa ad esempio, non ha fatto altro che rafforzare una sottile sensazione di pericolo che non mi ha mai veramente lasciato. E’ per questo che mi sono chiesto come hanno fatto a Modena a pensare di unire tifo e sicurezza? Cosa gli sarà mai venuto in mente? Non lo sapevano che gli ultrà sono irredimibili?
In verità le iniziative prese a Modena come le altre legate al FISU, nascono dalla consapevolezza che con lo sguardo sempre fisso sulla repressione non si va molto lontano e quando ho scaricato dal sito del Comune di Modena i resoconti sulle loro attività, in particolare IlTifoso protagonista della sicurezza e Ultrà oltre il 90° ho capito che volendo c’è molto che si può fare.
Non basta un post per raccontarle, le idee sono molte, come quella che vuole la difesa del tifo come parte della cultura popolare; l’idea che il lavoro per limitare la violenza e l’intolleranza debba essere fatto insieme ai tifosi; il coinvolgimento delle scuole e dei genitori per l’educazione al tifo non violento; la partecipazione alla rete internazionale del F.A.R.E. (Football Against Racism in Europe); l’organizzazione di dibattiti, con la visione di film a tema, di mostre e presentazioni di libri; le campagne di sensibilizzazione contro lo spostamento del calendario al sabato pomeriggio; il tentativo di rendere più attive le polisportive (considerate come risorse); il coordinamento fra le tifoserie per ridurne la conflittualità e individuare i problemi che hanno in comune; la realizzazione di un centro di aggregazione per i tifosi.
Solo un piccolo elenco, con la speranza di riuscire a tornarci su. Intanto mi sento proprio di consigliare di scaricare questi progetti, copiarli, provare a fare come Modena. Queste esperienze sono qui a disposizione e altre amministrazioni potrebbero pensare alla loro applicabilità nel loro contesto. O forse già lo stanno facendo, non saprei… se dovessi basarmi solo su quello che vedo nei telegiornali e nelle trasmissioni sportive, rimarrei con l’idea di un mondo (quello degli ultrà) dove l’unica soluzione sembrano i tornelli e il conflitto è sempre sul punto di esplodere. Ma forse la verità è che non tutto viene raccontato e guardando a Modena c’è molto che si può fare.
Cos’è la sicurezza?
Al di là e prima forse di teorie sociologiche e costruzioni filosofiche, abbiamo veramente idea di cosa sia la sicurezza? Fossimo importunati da qualche intervistatore mentre ce ne stiamo tranquillamente andando a prendere un caffè al bar, cosa gli risponderemmo? A quanti e quali fenomeni rimanda questo concetto? Credo che di sicurezza si riesca a parlare solo a partire dalla sua assenza e dalla percezione che le scelte che facciamo portano con sé rischi che dobbiamo mettere in conto; forse, ciò che scatena la nostra sensazione di insicurezza è la presenza impalpabile di uno spazio vuoto che si pone tra noi e la percezione che la situazione in cui viviamo non è pienamente sotto il nostro controllo personale.
L’idea di questo blog è quella di intraprendere un percorso di apprendimento sulle possibili interpretazioni del concetto di sicurezza, passando soprattutto per le iniziative e gli interventi messi in opera dalle nostre Amministrazioni territoriali, coordinate dal Forum Italiano per la Sicurezza Urbana, istituzione della quale fanno parte.
Questo percorso metterà in luce la chiave di lettura che ogni amministrazione ha scelto di dare al tema della sicurezza nelle città, ci permetterà di trovare alcune possibili interpretazioni di un concetto così vasto e di farlo prendendo a riferimento proprio le politiche che intendono rispondere concretamente al bisogno di sicurezza dei cittadini.
Attraverso i commenti dei lettori del blog è possibile dare interpretazione a queste iniziative, pensare a quelle che possono essere le loro conseguenze, a come vengono recepite.
Questo percorso ideale ci porterà nel prossimo giugno alla seconda edizione di “100 città per la Sicurezza”, l’evento nazionale che vedrà la realizzazione in contemporanea, per iniziativa degli associati al Forum, di decine di iniziative diversi in ogni parte d’Italia.