Siena – La fabbrica delle periferie

Siena - foto Roel Groeneveld     La fabbrica delle periferie è stata la prima iniziativa ad aver avuto un po’ di risonanza grazie alla trasmissione Caterpillar. Si tratta di un’idea molto interessante che a fronte del diffondersi del senso d’insicurezza, propone attività centrate sulla prevenzione e la partecipazione, piuttosto che sulla repressione. In che senso?
     Il progetto, attivato dall’ufficio di coordinamento di Agenda 21 del Comune di Siena, prevede tra le altre cose l’istituzione di vari sportelli all’interno delle circoscrizioni. Gli operatori, spesso provenienti dalle rete delle associazioni del volontariato (Arci, Corte dei Miracoli, Kalos) applicano un principio tanto fondamentale quanto dimenticato nella convivenza civile, quello della mediazione. Nel corso della puntata di Caterpillar, che potete ascoltare in Podcast, Laura Troja ha intervistato una delle operatrici di questi sportelli: Elena Frassanito.
     Elena ha portato ad esempio due casi molto distanti fra loro: da una parte il tipico disagio delle persone più anziane che soffrono la confusione e gli atti di teppismo dei ragazzi più giovani; dall’altra le problematiche degli abitanti di un quartiere periferico nel quale i trasporti pubblici sembrano latitare, spesso la notte e nei giorni festivi. Le soluzioni proposte dimostrano chiaramente come in entrambi i casi, agendo con flessibilità (anche mentale) e la capacità di inserirsi nelle pieghe della struttura sociale, possano essere tentate soluzioni che riescono a restituire importanza alle parti in causa in quanto membri attivi della comunità di cui fanno parte. 
     I mediatori di strada, così si chiamano, parlano separatamente con le parti in causa, ascoltano le loro ragioni e poi mettono le parti in comunicazione. “Le persone a volte sono un po’ rigide nel modo di pensare” dice Elena e il segreto, spiega, è quello di farle entrare dal punto di vista dell’altro. Concedere loro la possibilità di “aprirsi”, mi viene da aggiungere. Oppure, come nel secondo caso: parlare con i cittadini, distribuire questionari, raccogliere dati concreti con i commenti, parlarne ai responsabili dei servizi di trasporto e accordarsi per allargare le fasce orarie.
     Da parte mia sono rimasto sorpreso dalla semplicità, dal buon senso e anche da una capacità di coordinamento che rimane giustamente sottotraccia. Voglio sentire con il Comune di Siena se è possibile saperne qualcosa di più, magari intervistare qualche protagonista di questi interventi, sapere come sono organizzati e vedere se è un’idea applicabile anche altrove. Intanto, se siete curiosi, vi invito a consultare il blog della Fabbrica delle Periferie.

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