Modena – Progetto tifosi

Ogni volta in cui mi capita di guardare il rugby in televisione, rimango affascinato dai tifosi di questo sport. Io, che seguo il calcio ormai occasionalmente, stanco come sono di tutto il business che ci gira intorno, capisco che i tifosi di rugby non sono che il riflesso della correttezza e della dignità dei giocatori: praticano uno sport fisico fino all’estremo, ma sembrano non rinunciare mai al rispetto delle regole e dell’avversario. Che posso pensare allora delle macchiette che passeggiano sui nostri campi di calcio? Niente. Anche se sono strapagati, troppo pettinati, senza contegno, senza dignità e senza sportività, io in quanto tifoso dell’Inter fin da bambino sono condannato al calcio, alle sue moviole infinite, ai fuorigioco millimetrici, a Biscardi e ai suoi commentatori che non la smettono di sovrapporsi. E lo stadio non mi è mai sembrato un luogo particolarmente sicuro: quello scooter volato giù dalla curva di San Siro qualche anno fa ad esempio, non ha fatto altro che rafforzare una sottile sensazione di pericolo che non mi ha mai veramente lasciato. E’ per questo che mi sono chiesto come hanno fatto a Modena a pensare di unire tifo e sicurezza? Cosa gli sarà mai venuto in mente? Non lo sapevano che gli ultrà sono irredimibili?

In verità le iniziative prese a Modena come le altre legate al FISU, nascono dalla consapevolezza che con lo sguardo sempre fisso sulla repressione non si va molto lontano e quando ho scaricato dal sito del Comune di Modena i resoconti sulle loro attività, in particolare Il Tifoso protagonista della sicurezza e Ultrà oltre il 90° ho capito che volendo c’è molto che si può fare.

Non basta un post per raccontarle, le idee sono molte, come quella che vuole la difesa del tifo come parte della cultura popolare; l’idea che il lavoro per limitare la violenza e l’intolleranza debba essere fatto insieme ai tifosi; il coinvolgimento delle scuole e dei genitori per l’educazione al tifo non violento; la partecipazione alla rete internazionale del F.A.R.E. (Football Against Racism in Europe); l’organizzazione di dibattiti, con la visione di film a tema, di mostre e presentazioni di libri; le campagne di sensibilizzazione contro lo spostamento del calendario al sabato pomeriggio; il tentativo di rendere più attive le polisportive (considerate come risorse); il coordinamento fra le tifoserie per ridurne la conflittualità e individuare i problemi che hanno in comune; la realizzazione di un centro di aggregazione per i tifosi.

Solo un piccolo elenco, con la speranza di riuscire a tornarci su. Intanto mi sento proprio di consigliare di scaricare questi progetti, copiarli, provare a fare come Modena. Queste esperienze sono qui a disposizione e altre amministrazioni potrebbero pensare alla loro applicabilità nel loro contesto. O forse già lo stanno facendo, non saprei… se dovessi basarmi solo su quello che vedo nei telegiornali e nelle trasmissioni sportive, rimarrei con l’idea di un mondo (quello degli ultrà) dove l’unica soluzione sembrano i tornelli e il conflitto è sempre sul punto di esplodere. Ma forse la verità è che non tutto viene raccontato e guardando a Modena c’è molto che si può fare.

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