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Livorno – No ai bulli!

     Di bullismo negli ultimi anni si è discusso a sufficienza e pensavo che non avrei avuto difficoltà ad entrare nell’argomento. Ricordavo bene, infatti, tutta una serie di vicende che in poco tempo avevano permesso alla questione di salire la “classifica” affollata delle emergenze nazionali: l’aggressione al ragazzo affetto dalla Sindrome di Down; la svastica incisa sul braccio di una ragazzina a Biella; i racket delle merendine; le estorsioni di denaro; le baby gang; gli studenti costretti a comprare droga, gli atti di vandalismo, le violenze sessuali, i suicidi a seguito dei maltrattamenti. 

     L’aver messo in fila questa serie di eventi però, non ha semplificato le cose. Non capivo perché venissero messe nella stessa categoria (bullismo) le merendine rubate e violenze così inconcepibili; e parlando con i miei interlocutori rimanevo con la sensazione di un fenomeno che ci tocca troppo intimamente perché si possa essere in grado di esprimere opinioni con il giusto distacco. In altre parole:

1) Cos’è “bullismo”? Chi è “il bullo”? Se queste vicende sono state etichettate come “atti di bullismo”, quand’è che si sfocia nel crimine vero e proprio e quando si può parlare di criminale?

2) Abbiamo quasi tutti conosciuto il bullismo, se non come aggressori, almeno come vittime o come osservatori. Quindi il fenomeno non può essere così recente. Ma è forse per questo che riteniamo di poter dire tutti qualcosa in merito, anche quando in verità non disponiamo dei mezzi necessari e ci dividiamo facilmente tra l’idea che si tratta di normali conflitti fra coetanei e l’idea che sono comportamenti da reprimere; non sappiamo se attribuire la colpa alle istituzioni scolastiche o alle famiglie; non capiamo se è cambiata la società, o sono cambiati i mezzi di comunicazione e se al di là della gravità dei fatti, questi ragazzi alla fine bisogna punirli o bisogna capirli.

      Per questo motivo ho trovato molto utile l’iniziativa intrapresa dal Comune di Livorno che qualche giorno fa mi ha inviato il materiale relativo al loro progetto “No ai bulli!”. Se nel dibattito sulla sicurezza, il problema in questione viene affrontato spesso in maniera approssimativa, fermandosi alle sue manifestazioni esteriori, all’evento tragico, alla notizia e alle preoccupazioni che desta, a Livorno è stato tentato un approccio prettamente scientifico. L’iniziativa nasce all’interno del progetto “Città sicura”. Lo staff del progetto collabora con le circoscrizioni, con le istituzioni scolastiche e con il Settore Attività Educative del Comune e l’importante tentativo di prevenire il fenomeno del bullismo rientra in una serie di attività che hanno come obiettivo anche l’educazione alla legalità, alla partecipazione attiva e all’intercultura. Nello specifico, Ersilia Menesini e Simona Pagnucci, due ricercatrici del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Firenze hanno condotto un’interessante ricerca con 461 ragazzi e ragazze di 5 scuole medie di Livorno, denominata Crescere con fatica. Comportamenti vissuti ed emozioni a rischio nel contesto scolastico. E’ stata indagata la realtà sociale ed emozionale vissuta dai ragazzi, sono stati utilizzati strumenti come il Seattle Personality Inventory che come specificato nella ricerca:

consente la rilevazione non solo dei problemi relazionali e di condotta, ma anche di quelle manifestazioni sintomatologiche che, come l’ansia, la depressione e i disturbi psicosomatici, costituiscono gli aspetti più rilevanti del disagio psicosociale sommerso in età evolutiva.

Inoltre è stato utilizzato un questionario sull’intelligenza emotiva, utile per misurare il grado di conoscenza che i ragazzi possiedono circa il significato e le funzioni delle emozioni.

     Sono molteplici gli strumenti messi in campo e nel saggio di 60 pagine vengono presentati numerosi grafici esplicativi e, cosa più importante, la chiusura è dedicata a delle proposte di intervento, sia per la prevenzione del fenomeno che per abbassare il livello d’allarme quando il disagio è già presente: interventi sulla competenza emotiva; per promuovere il riconoscimento delle emozioni; per promuovere l’abilità di assumere la prospettiva dell’altro e sulla competenza sociale.

     Per concludere, “No ai bulli!” è anche un filmato realizzato dai membri del Consiglio dei ragazzi della Circoscrizione 5.

     Che dire? Anche in questo caso, come negli altri analizzati finora sono rinfrancato dall’esistenza di iniziative tanto profonde e radicate, quanto poco pubblicizzate dai media più importanti.

Ps: venerdì è andato in onda il 6° appuntamento con Caterpillar, questa volta da Pesaro. Trovate la puntata da scaricare nella solita sezione I podcast di Caterpillar. A breve un resoconto. Questa volta da quelle parti c’ero anch’io.

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