Ravenna – Sicurezza e immigrazione: due temi da separare

Sono molto contento di poter presentare l’iniziativa di Ravenna, “Sicurezza e immigrazione: due temi da separare” proprio a pochi giorni dell’introduzione del “pacchetto sicurezza”. Anche se i due tipi di intervento non sono assolutamente confrontabili, può essere lo stesso interessante metterli vicino. Credo infatti che, se la “forma” decreto legge nasce sulla base di presupposti di necessità e urgenza, della percezione di questa urgenza se ne è parlato a lungo in queste pagine, e proprio in merito ad iniziative (quelle degli enti locali associati al FISU) che si propongono di intervenire su questo senso d’urgenza con un ottica di più lungo respiro.
E con l’aria che tira di questi tempi ho l’impressione che proporre iniziative di questo tipo, che non abbiano la “velocità di esecuzione” del decreto legge, sia alquanto complicato. Si tratta infatti di interventi meditati, che spesso vengono dipinti sul territorio, con le sue esigenze specifiche, intervenendo alla radice dei problemi, cercando di fare in modo che i nuovi assetti siano fatti per durare oltre il tempo di una campagna elettorale. Questo è proprio il caso di Ravenna a mio parere.
L’iniziativa del Comune di Ravenna è altamente articolata e complessa e mette in campo una mole di idee rilevante. L’intervento è focalizzato su su una zona particolarmente problematica, quella dei Giardini di Speyer e dell’Isola San Giovanni e su alcuni obiettivi fondamentali da raggiungere:
1. contrastare il degrado urbano
2. individuare e intervenire su gli elementi che inducono la percezione d’insicurezza nei residenti
3. fare mediazione tra i diversi fruitori delle aree e tra questi e l’Amministrazione comunale
4. attivare la partecipazione in determinate aree, animarle e quindi favorirne la riappropriazione

Per raggiungere questi obiettivi è stato stilato un piano d’intervento ben definito che mi piace immaginare come un piccolo “pacchetto sicurezza”: si è proceduto con l’istituzione di un gruppo di monitoraggio e consultazione composto da amministratori comunali, un comitato di residenti, le associazioni di categoria e un organismo di rappresentanza dei cittadini stranieri. Sono stati fatti diversi focus group, interviste in loco, osservazioni mirate, organizzate attività per bambini ed eventi in collaborazione con associazioni di categoria, organizzazioni di volontariato e associazioni culturali, anche di stranieri. E’ stato aperto un punto di ascolto chiamato CittA@attiva per azioni di mediazione dei conflitti, mediazione culturale, promozione cittadinanza attiva e animazione sociale e di un punto decentrato dell’Informagiovani rivolto agli studenti delle scuole superiori. Ed è stata fatta comunicazione con la cittadinanza in merito alle iniziative attraverso un giornale plurilingue, Città Meticcia, oltre che tramite i classici quotidiani.

L’iniziativa è stata accompagnata dalla creazione di un film documentario “Oltre il giardino”, molto interessante (potete vedere il trailer qui sopra) che è servito come lavoro preliminare di ricerca per l’apertura dello sportello di mediazione dei conflitti e per le attività di cittadinanza attiva.

Il documentario, che come traspare già dal trailer è di alta qualità e profondità, è stato realizzato da Gerardo Lamattina e Lino Greco della Democratic Digital Recordings. (link al sito) Se volete vederlo, potete richiederlo all’autore andando sul sito, o scrivendo a info@gerardolamattina.com

Vi invito inoltre a consultare tutti i documenti che mi sono stati inviati dalla responsabile del Comune di Ravenna e che potete scaricare come al solito dalla colonnina di destra del blog dedicata agli interventi delle amministrazioni.

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3 risposte a “Ravenna – Sicurezza e immigrazione: due temi da separare

  1. Interessanti i 4 punti nei quali riassumi l’iniziativa. Ho la sensazione che potrebbero essere applicati ad ogni realtà “degradata” di una qualunque città italiana. In fondo di tratta di capire: Perchè? Come? e trovare modi di riappropiazione civile e pubblica dello spazio che punti all’inclusione dei cittadini.
    Sorvolando sul rapporto che c’è tra proprietà(percepita di un territorio/spazio) e sicurezza, quello che mi viene da dire è: se è così semplice, perchè non farlo ovunque? Ed allora mi rendo conto che un processo come quello che tu hai descritto prevede di concentrare forze e risorse in uno spazio circoscritto (i giardini speyer a ravenna non sono villa pamphili a Roma… per intenderci). Concentrare risorse per riprendere possesso (civiltmente) di uno spazio. Il rischio è di abbandonare altre posizioni. Urge, credo, una riflessione strategica dello spazio contemporaneo. Oppure, un corso di go per amministratori.

  2. Grazie per il commento. In verità è stata proprio l’Amministrazione di Ravenna ad avere avuto la lucidità di schematizzare gli obiettivi in questi 4 punti. Mi piacerebbe sentire le opinioni degli amministratori degli altri comuni per capire quanto un simile modello è esportabile.

  3. Che iniziativa favolosa…è così che si devono affrontare i problemi a piccoli passi …puntando ad una reale riqualificazione…
    Non tutte le amministrazioni sono però così lungimiranti, soprattutto oggigiorno , dove gli interventi “forzati” sono la risposta più semplice e diretta alle richieste di cittadini influenzati dalla cronaca contemporanea e male informati sugli effetti che potrebbero avere i cattivi interventi.

    A Brescia, ironicamente la situazione è ribaltata
    la politica della TOLLERANA ZERO ha spinto l’amministrazione attuale ad interventi sconsiedrati (a mio parere e di molti altri) ,mente un comitato si è attivato per la tutela e criqualificazione degli spazi pubblici.

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