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Livorno – Non solo nonno

Il Comune di Livorno, già passato tra i post di questo blog per il progetto “No ai bulli!”, ci presenta oggi un’ulteriore iniziativa denominata “Non solo Nonno”. I protagonisti di questo progetto sono stati 30 anziani volontari che operano sul territorio in attività di vigilanza davanti alle scuole e nei giardini pubblici.
L’idea alla base di questa iniziativa mi è sembrata quella di cercare di diminuire la generale percezione di insicurezza, garantendo nel contempo una maggiore partecipazione di una parte di cittadinanza che di solito viene sostanzialmente dimenticata e messa da parte.
Se è vero infatti che la città rappresenta un processo di continua costruzione della vita in comune, i cittadini più anziani hanno letteralmente tutta la loro esperienza di vita da mettere in gioco, ciononostante questa esperienza viene facilmente ignorata dalla comunità stessa. A Livorno hanno piuttosto pensato di valorizzarla.
Come spiega bene Fabio Ferroni, responsabile del progetto “Città Sicura”:

L’aspetto importante è che questi anziani volontari conoscono a fondo il territorio ed il suo tessuto sociale, e quindi possono essere davvero una risorsa, un trait d’union tra varie generazioni: la trasmissione della loro saggezza di nonni e dei loro “vissuti” contribuisce a rafforzare il senso di appartenenza e di rispetto verso la città

Una parte delle attività presso le quali sono impiegati gli anziani hanno a che fare con i parchi, con questi luoghi aperti e di ritrovo che spesso finiscono nelle pagine della cronaca per questioni legate all’insicurezza urbana. Qui si dedicano alla loro salvaguardia, segnalano gli atti vandalici, si cimentano in attività di sorveglianza, affrontando piccoli e grandi atti di inciviltà, comportamenti disturbanti, situazioni di marginalizzazione, cercano infine di aiutare persone in difficoltà e come spiega bene il resoconto di questa iniziativa, a volte è utile la loro semplice presenza.
Il taglio del progetto è psicologico e sociologico. L’idea è stata cioè quella di fornire ai volontari una formazione per sviluppare e consolidare le capacità relazionali e saper gestire i conflitti interpersonali. Trovandosi in una posizione di controllo e sorveglianza, ma essendo privi di qualsiasi potere giuridico, per agire efficacemente devono saper ascoltare e saper comunicare con ogni interlocutore, rapportandosi in modo diversificato a seconda che i soggetti siano bambini, giovani o anziani. L’unica arma di cui dispongono è cioè quella della persuasione e del senso civico. Armi che ancora sento di preferire ai manganelli delle ronde di quartiere.
I volontari infatti vengono coinvolti in percorsi di conoscenza e laboratori specifici condotti da esperti, come psicologi e operatori sociali, dove vengono affrontati i più importanti modelli di comunicazione, vengono sviluppate le proprie capacità relazionali e si cerca di migliorare la gestione dei rapporti attraverso l’utilizzo di strategie e modalità di superamento dei conflitti e persuasione. Un ulteriore risultato di questa preparazione specifica è stata l’attivazione di un Centro di Ascolto gestito dagli anziani volontari che hanno partecipato al progetto.

Insomma… in epoche non eccessivamente remote i membri più anziani erano depositari della memoria specifica della comunità. Ora la parola significativa, la parola che conferisce senso non è più quella degli anziani. La nostra organizzazione sociale orientata prevalentemente sulla produzione e sulla produttività tende a dimenticarsi facilmente degli individui non più produttivi a meno che non li si riesca a rivalutare in quanto consumatori. Gli anziani, collocati in ospizio o affidati alla cura di una badante vengono sostanzialmente estromessi dalle relazioni sociali significative.
E’ ancora più interessante quindi, vedere come questa partecipazione che propone il comune di Livorno, operi con uno sguardo lucido sul presente e tramite la creazione di questi spazi per la partecipazione crei nuove reti di relazione, favorendo la socializzazione degli anziani tra loro e con altre generazioni, e fornisca ruoli per poter essere ancora costruttori attivi della vita di comunità.

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